DOZE GREEN

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L’indissolubile legame tra i graffiti e l’hip-hop ha radici profonde nella cultura che negli anni ‘70 imperversava nel Bronx. La cultura hip-hop, che in origine comprendeva musica, graffiti e breakdance, ha costituito un palcoscenico che ha consentito agli abitanti della città di esprimere se stessi e dar voce alle loro opinioni riguardo ai grandi problemi sociali. Doze Green, graffiti writer e attivista sociale, è conosciuto come una leggenda di questa rivoluzione culturale.
Membro originario della Rock Steady Crew, che ha contribuito attivamente alla creazione della breakdance e all’utilizzo dei graffiti come strumento di protesta, Doze ha dedicato la sua vita a quella che oggi definiamo cultura hip-hop “old
school”. Dato che i graffiti costituivano una componente fondamentale dell’hip hop, negli anni ‘90 Doze scelse di seguire quel percorso, mentre il breaking subiva una battuta d’arresto.
 
Durante gli anni ’80 quando lo stile hip-hop era al suo apice e i B-Boys (Bronx Boys) governavano le strade, i graffiti si iniziano a diffondere come metodo di espressione del dissenso. Durante l’adolescenza Doze ha iniziato a fare street art a New York lasciando la sua tag sui vagoni della metropolitana, il primo step del writing che oggi considera uno stile di vita. Guidato dal suo istinto
Doze ha raffinato la sua arte ed è passato dalla raffigurazione di lettere alla rappresentazione di personaggi, che descrive come entità biologiche di spiriti metafisici cui cerca di dare forma. Doze ha continuato a realizzare opere acquisendo una sempre maggiore popolarità sia nell’ambiente più underground che in quello più istituzionale. Negli ultimi anni, Doze è stato incaricato di realizzare dei pezzi in varie città degli Stati Uniti, Giappone e Brasile.
 
Nato in una famiglia dalla vena artistica, Doze è passato dall’utilizzo della bomboletta sul muro a quello di altri strumenti come gli acrilici, la vernice spray, il gesso e l’inchiostro sumi su superfici come tela o pannelli di legno. Pur sperimentando continuamente nuovi strumenti e modificando la sua poetica, Doze rimane fedele alle sue radici grazie allo stile maturato negli anni di esperienza nel writing. Grazie a un tratto lineare, imprevedibile e geometrico, Doze è riuscito a catturare nella sua opera l’essenza della cultura B-Boy, evolvendo verso un livello ulteriore e maggiormente spirituale. Lui stesso ha dichiarato che desidera che il suo lavoro trascenda le dimensioni conosciute.
 
La maggior parte delle sue opere rappresentano esseri metafisici che hanno radici nelle divinità della cultura afro-caraibica da cui proviene. Ricchi di colore, i lavori di Doze sono visivamente accattivanti e concettualmente coinvolgenti. Mentre alcuni dei suoi personaggi sono un tributo ad antiche immagini, altri mantengono tratti futuristici. La capacità di combinare elementi differenti è uno dei talenti per cui Doze è conosciuto. Come pioniere del movimento artistico fusionista, Doze ha aiutato molti graffiti writer a passare dalle bombolette in strada ai pennelli nelle gallerie d’arte e negli studi, lavorando per ottenere uno
stile unico e riconoscibile.
 
Forte della maturità acquisita, Doze ha ormai sviluppato uno stile nel quale si riconosce completamente. A volte solo col senno di poi ti puoi rendere conto appieno di quanto sia grande qualcosa di cui fai parte. Doze Green sembra ora aver pienamente capito come possa influenzare il mondo della street art e usa le sue capacità al loro pieno potenziale: la sua conoscenza del mondo metafisico
gli permette di creare immagini che catturano l’attenzione degli spettatori e li spinge oltre i limiti della loro immaginazione.

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La Pulga
Mixed media on canvas
360 x 102 cm
2008

 

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Marduk
Mixed media on wood
76 x 102 cm
2013

 

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The Prince, Ken Swift
Mixed media on canvas
76 x 102 cm
2013